Come la serotonina modula la forza delle sinapsi

 

 

ROBERTO COLONNA

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 02 maggio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

Il concetto di neuromodulatore è cambiato nel tempo, in quanto in passato lo si applicava in alternativa al ruolo di neurotrasmettitore classico, per indicare molecole peptidiche, endorfine, endocannabinoidi, NO, encefaline e altri composti in grado di esercitare effetti lievi o moderati di regolazione su attività sinaptiche ben strutturate: una “modulazione”, appunto. Ma, fin dalla prima formulazione di questo concetto, anche se la nozione aveva raggiunto i libri di testo, i ricercatori l’avevano criticata sulla base di evidenze note da lunghissimo tempo: la funzione di neuromodulatore è svolta anche dai neurotrasmettitori classici, prima fra tutti ad essere conosciuta per questo ruolo la serotonina o 5-idrossitriptamina (5-HT).

Terminali sinaptici che segnalano mediante 5-HT agiscono con funzione neuromodulatoria in circuiti che intervengono nella regolazione del ciclo sonno-veglia, del tono dell’umore, dell’apprendimento, della memoria, dell’ansia, degli stati affettivi positivi e di processi rilevanti per vari disturbi psichiatrici. I neuromodulatori si affiancano ai processi attività-dipendenti nella regolazione dinamica della forza sinaptica. L’azione neuromodulatoria è molto importante in vivo, ma ancora non si ha una conoscenza dettagliata dei meccanismi cellulari sottostanti questa azione nel cervello dei mammiferi, particolarmente in sede pre-sinaptica, per la difficoltà ad ottenere un accesso diretto.

Rinako Miyano e colleghi hanno studiato, mediante registrazione diretta da patch-clamp dei terminali delle fibre muscoidi ippocampali, il meccanismo del potenziamento da parte della 5-HT dei canali del calcio tipo P/Q e del rilascio di neurotrasmettitore mediante meccanismi dipendenti dalla proteinchinasi A.

(Miyano R. et al., Serotonin potentiates presynaptic calcium currents and transmitter release at cortical synapses. Proceedings of the National Academy of Sciences USA – Epub ahead of print doi: 10.1073/pnas.2523559123, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Graduate School of Brain Science, Doshisha University, Kyotanabe, Kyoto (Giappone); Department of Pharmacology, Graduate School of Medicine, The University of Tokyo, Tokyo (Giappone).

Vittorio Erspamer, con i suoi collaboratori, caratterizzò una sostanza capace di far contrarre il muscolo liscio e che aveva trovato in abbondanti quantità nelle cellule enterocromaffini del tratto gastroenterico, e perciò le aveva dato nome enteramina.

Nel 1948 Rapport, Green e Page avevano indipendentemente isolato e caratterizzato chimicamente come 5-idrossi-triptamina il fattore vasocostrittore del siero in precedenza ottenuto dal siero dopo la formazione di un coagulo o dalle piastrine, che ne sono ricche. Questa molecola tonica del siero fu chiamata serotonina.

Nel 1952 Erspamer e Areso stabilirono che enteramina e serotonina erano la stessa molecola, ossia la 5-HT. Dopo l’isolamento nelle piastrine e nel tratto gastroenterico, nel 1953 Twarog e Page la trovarono per la prima volta nel cervello.

Nel 1964 Dahlstrom e Fuxe rilevarono che la maggior parte dei corpi cellulari neuronici contenenti 5-HT era nei nuclei del rafe, e distinsero nove gruppi di neuroni (B1-B9)[1] serotoninergici, prevalentemente siti nella regione del rafe.

Gli esperimenti di Gaddum e Picarelli già nel 1957 consentirono di distinguere due classi di recettori della serotonina: D e M. I recettori inibiti dalla dibenzilina furono denominati “recettori D”, mentre quelli inibiti dalla morfina furono detti “recettori M”. Nel 1986 Bradley e colleghi proposero la prima classificazione basata su nuove conoscenze e su rigorosi criteri fisiologici e farmacologici: 5-HT1-simili, 5-HT2 e 5-HT3. Si dimostrò, poi, che D si identifica con 5-HT2 e M con 5-HT3. Già vent’anni fa si riconoscevano 17 sotto-tipi recettoriali e, ancora oggi, si distinguono tre grandi famiglie di recettori della serotonina, all’interno delle quali si annoverano le sottoclassi: 5-HT1 (5-HT1A, 5-HT1B5-HT1F); 5-HT2 (5-HT2A, 5-HT2B, 5-HT2C); 5-HT3 (5-HT3 … 5-HT7). L’importanza della distinzione dei recettori consiste nella mediazione di risposte diverse che, nel caso di 5-HT1 e 5-HT2, sono del tutto opposte in alcuni casi.

La serotonina, oltre ad essere rilasciata nella classica trasmissione sinaptica, può segnalare mediante neurotrasmissione paracrina o “volume transmission”. La serotonina entra praticamente in tutte le categorie di comportamenti animali e, in particolare, nel setting di attività cerebrale in rapporto con lo stato di vigilanza, allerta o sonno, nella ciclicità ritmica circadiana, nella modulazione del comportamento alimentare, nella regolazione della temperatura e neuroendocrina, in memoria e apprendimento, nell’espressione dell’affettività positiva, nel tono dell’umore, ecc.

Dopo questa sintetica introduzione sulla serotonina, ritorniamo allo studio di Rinako Miyano e colleghi che ha indagato i meccanismi della modulazione della forza sinaptica.

Per esaminare i meccanismi di potenziamento pre-sinaptico da parte della serotonina, si è adottata la registrazione patch-clamp presinaptica diretta dei terminali delle fibre muscoidi ippocampali. La serotonina potenziava sia le correnti del calcio sia l’esocitosi delle vescicole sinaptiche, come rilevato dalle registrazioni di capacitanza presinaptica.

L’analisi cinetica e lo studio della farmacologia delle correnti del calcio presinaptiche ha rivelato che la 5-HT potenzia i canali del calcio di tipo P/Q attraverso meccanismi dipendenti dalla proteinchinasi A. Le registrazioni di voltage-clamp simultaneo dei compartimenti pre e post-sinaptico ha dimostrato che, sia il potenziamento dei canali del calcio sia la modulazione dell’apparato di rilascio del neurotrasmettitore, contribuiscono ad accrescere la quantità di neurotrasmettitore effettivamente rilasciato.

Questi risultati suggeriscono similitudini in termini di meccanismi e differenze tra plasticità omosinaptica attività-dipendente e neuromodulazione eterosinaptica, suggerendo una complessa modulazione delle sinapsi delle fibre muscoidi nei diversi contesti fisiologici.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Roberto Colonna

BM&L-02 maggio 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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[1] Il gruppo più grande e numeroso era B7, mentre il più piccolo era il contiguo B6.